Censura: Film per tuttiAnno:1980Durata: 85 Regia: Ferdinaldo BaldiSceneggiatura: Ferdinando Baldi (soggetto e sceneggiatura)Interpreti: Gastone Moschin, Anna Maria Rizzoli, Serena Grandi, Annie Belle, Giorgio Bracardi, Pino Ferrara, Raf Luca, Marina Frajese, Marisa Mell, Moana Pozzi
Fotografia: Sergio MartinelliMusiche: Marcello GiombiniProduzione: Rinascita cinematograficaLa scheda su IMDBTRAMASulla linea ferroviaria Roma-Parigi,
Il Barone (
Gastone Moschin), noto professionista del crimine, cerca di mettere le mani sopra un carico di lingotti d'oro.
La disinibita Lilly, attrice un po' vamp (
Anna Maria Rizzoli), si presta come complice seducendo parte degli occasionali compagni di viaggio.
LA CRITICA UFFICIALE"Film chiave del porno e della commediaccia all'italiana, diretto da uno specialista di avventurosi che mai ha trafficato il genere. Riunisce in un unico set, il treno, delle superstar del genere come Rizzoli, Frajese (doppiata in torinese!), Mell, Pozzi e Belle. Teoricamente fondamentale. «Sinceramente non abbiamo capito dove il regista voleva andare a parare. E poi che fatica girare su questo treno, stipati dentro questi compartimenti. Tra l'altro, anche i movimenti erano limitati» (Annamaria Rizzoli, "Nocturno")"STRACULT di Marco GiustiRECENSIONEDopo
La ragazza del vagone letto, horror erotico con
Silvia Donisio,
Ferdinando Baldi recupera il set ferroviario per ambientarci una pretenziosa commediaccia a cui spetta di diritto lo status di culto, ma solo per l'incredibile numero di sex simbol che riesce a sprecare in un colpo solo.
Anna Maria Rizzoli,
Serena Grandi,
Marina Frajese,
Moana Pozzi,
Annie Belle,
Marisa Mell, tutte insieme nella stessa carrozza, roba da far girare la testa pure a
Tinto Brass, eppure
Baldi non afferra in pieno la portata di questa occasione irripetibile e si perde in una storia di umorismo nonsense a cui giova poco e niente la presenza di un guitto di razza come
Gastone Moschin. Intendiamoci, i pretesti per mostrare nudità muliebre non mancano e il regista è lesto nello zoomare su tette e culi appena la sceneggiatura gliene offre il pretesto, ma la storia è davvero senza capo né coda e prima di arrivare all'imbarazzante finale si ha quasi la certezza di essere incappati in un pessimo barzelletta-movie dalle vaghe ambizioni arty (vedi le azzardate incursioni nel metacinema).
Se la
Rizzoli e la
Frajese (doppiata in torinese!) sono piuttosto scatenate, e la
Pozzi si limita ad assestare il colpo del KO sfoderando un autorevolissimo topless, sia
Marisa Mell che
Annie Belle scelgono il basso profilo e rinunciano a scoprirsi. Quanto a
Serena Grandi, allora al suo terzo film, evita di entrare in concorrenza diretta con la vera protagonista, ma è chiaro che è già pronta a raccoglierne l'eredità.
Bracardi insiste con il solito tormentone ("Macchettefreca... Macchemmefreca") e per un po' il suo birignao riesce a farci trattenere qualche sbadiglio.
Particina piccola piccola per il grande
Franco Caracciolo, naturalmente nel solito ruolo gay.
Tra le ultime prove di
Raf Luca. Altro talento sprecato.
In questo film che contribuisce al declino della commedia sexy,
Anna Maria Rizzoli mostra addirittura lampi di lucidità citando più o meno involontariamente la
Gloria Swanson di
Viale del Tramonto: "
Non mi piace questo film è un idiozia, come tutti quelli che ho fatto da quando c'è la crisi, se continua così credo che andrò... sì credo che andrò in California... - Abbandona l'Europa proprio ora che l'abbiamo fatta? - L'Europa è nata e il cinema è morto... noi attori non siamo che cadaveri ambulanti, fantasmi di un'illusione che ha fatto ormai il suo tempo..."